
22.12.2025
Ritrovarsi a casa a San José California: l’esperienza della diaspora asiatica americana
Quest’anno ho avuto l’opportunità di viaggiare a San José, California, per una visita di famiglia. Appena atterrata, qualcosa ha catturato la mia attenzione: un volantino ufficiale dell’aeroporto scritto sia in inglese che in vietnamita. Sapevo dell’esistenza di una comunità asiatica significativa in California, ma non immaginavo che una lingua asiatica, in questo caso il vietnamita, fosse così diffusa da comparire quasi come lingua ufficiale nello spazio pubblico della città.
La presenza asiatica in California e a San José
In effetti, la California ospita la più grande popolazione asiatica degli Stati Uniti, pari al 18,4% degli abitanti. San José si distingue particolarmente: circa il 38,58% della popolazione è asiatica, di cui quasi il 10% vietnamita, superando numericamente la popolazione bianca, oggi intorno al 29% [1].
Durante le settimane trascorse a San José, ho potuto comprendere meglio l’estensione della comunità asiatica americana. Girando per la città, numerosi sono i negozi gestiti da asiatici e rivolti a clienti asiatici. Si va dai piccoli negozi di alimentari ai ristoranti, per lo più attività familiari (i cosiddetti “mom-and-pop shops/restaurants”), fino a catene più grandi, nate all’interno della comunità asiatica americana e oggi molto popolari negli Stati Uniti. Tra gli esempi più emblematici si possono citare H-Mart, fondata nel 1982 dall’immigrato sudcoreano II Yeon Kwon, e 99 Ranch Market, fondato nel 1984 dall’immigrato taiwanese Roger H. Chen [2]. Entrambi nacquero come piccoli negozi per servire le rispettive comunità asiatiche locali, offrendo cibi e prodotti familiari in un contesto statunitense, e si sono successivamente evoluti in grandi catene di supermercati specializzati presenti in tutto il Paese. Un altro esempio nel mondo della ristorazione è Panda Express, catena di fast food sino-americana lanciata nel 1983 dalla coppia Peggy e Andrew Cherng, due immigrati di origine cinese, che hanno adattato la loro cucina al gusto del pubblico statunitense, diventando un’icona della cultura culinaria sino-americana [3]. Il successo della catena è tale che Panda Express non si è limitata agli Stati Uniti, aprendo altre sedi in paesi come il Messico, Porto Rico, Giappone e Corea del sud, tra gli altri. In questo modo, Peggy e Andrew Cherng hanno contribuito a ridefinire il concetto di “autenticità” di una cucina, creando una nuova identità culinaria sino-americana.
Imprenditorialità e identità culturale in divenire
Queste realtà dimostrano come l’imprenditorialità degli immigrati asiatici abbia permesso di ricreare un senso di familiarità in un nuovo paese. Esse mantengono vivo il legame con il paese d’origine e contribuiscono alla formazione di un’identità più ampia, quella asiatica-americana, strutturata e riconoscibile. Come osserva Stuart Hall, sociologo giamaicano-britannico, l’identità culturale non è qualcosa di fisso, ma un processo continuo di “divenire” plasmato dalla storia, dalla cultura e dai rapporti di potere: «l’identità è una ‘produzione’, che non è mai completa, è sempre in divenire e si costituisce sempre all’interno, non al di fuori, della rappresentazione» [4].
Questo fenomeno non è unico negli Stati Uniti: esempi simili si trovano anche in Europa. A Parigi, la catena di supermercati Tang Frères, fondata da due fratelli sino-laotiani di prima generazione [5], offre prodotti tipici asiatici, segnando l’inizio di un vero e proprio impero della distribuzione asiatica in Francia. A Milano, invece, lo street food della catena Mo Sarpi, situato nel quartiere Chinatown di Via Paolo Sarpi, propone specialità della provincia di Shaanxi in Cina, contribuendo a diffondere questa cucina anche in altre città italiane e all’estero, fino a Barcellona e Parigi [6].
Questi casi evidenziano come il senso di “casa” non debba necessariamente provenire direttamente dal paese d’origine, ma possa essere mediato dalle diaspore presenti in altri paesi, capaci di creare nuovi punti di riferimento culturale.
I quartieri vietnamiti a San José
Ritornando a San José, questo processo di costruzione identitaria si manifesta anche nello spazio urbano. La città comprende quartieri vietnamiti storici, come Lion Plaza, il primo quartiere vietnamita degli anni 1980, e Vietnam Town/Little Saigon, nato nei primi anni 2000. Questi quartieri non sono semplicemente aree commerciali: sono veri e propri ecosistemi diasporici, spazi in cui servizi e infrastrutture sono pensati per le comunità asiatiche locali e transnazionali. A Vietnam Town/Little Saigon, ad esempio, si trovano supermercati e ristoranti vietnamiti, agenzie di viaggio che servono sia residenti sia visitatori dal Vietnam, servizi di traduzione certificata, cliniche specialistiche, banche e sportelli postali per inviare denaro alla famiglia in Vietnam, uffici per pratiche matrimoniali e di divorzio, negozi che vendono arredamento, strumenti di cucina e abbigliamento vietnamita, e molto altro. Come osserva Beth Nguyen, autrice vietnamita-americana in un articolo di Eater sui quartieri vietnamiti di San José [7]: «I quartieri etnici tendono a svilupparsi attorno a ristoranti, negozi di alimentari e imprenditori, tutti alla ricerca di modi per soddisfare le voglie e offrire richiami alla propria casa» [8].
Questi esempi concreti di imprese, negozi e quartieri asiatici a San José mostrano come le comunità siano riuscite a creare spazi di vita e di cultura propri, dove tradizioni e identità possono continuare a svilupparsi. Nonostante le difficoltà legate alla storia di migrazione, all’ostilità sociale e alle politiche di esclusione, le comunità asiatiche hanno costruito ecosistemi culturali solidi, diventando punti di riferimento per altri membri della diaspora e simboli di resilienza. Questi quartieri non sono solo spazi commerciali, ma veri luoghi in cui l’identità e la memoria culturale si mantengono vive.
Note
[1] World Population Review, “San José, California”, ultimo accesso 12 dicembre 2025, https://worldpopulationreview.com/us-cities/california/san-jose
[2] Clarissa Wei, “How Second-Generation Owners of 99 Ranch Are Turning the Asian Supermarket into a National Powerhouse”, Los Angeles Times, 7 luglio 2023, https://www.latimes.com/food/story/2023-07-07/second-generation-owners-of-99-ranch-market-los-angeles
[3] Robert Haynes-Peterson, “The Family-Run Chinese Restaurant That Spawned a Nationwide Chain,” Chowhound, 2024, https://www.chowhound.com/1735615/panda-express-restaurant-chain-origins/
[4] Stuart Hall, “Cultural Identity and Diaspora,” in Identity: Community, Culture, Difference, a cura di Jonathan Rutherford (London: Lawrence & Wishart, 1990), 222: “Identity is a ‘production’, which is never complete, always in process, and always constituted within, not outside, representation.”
[5] Tang Frères, “Notre histoire,” ultimo accesso 12 dicembre 2025, https://www.tang-freres.fr/notre-histoire/
[6] Mosarpi (@mosarpi), profilo instagram, ultimo accesso 12 dicembre 2025, https://www.instagram.com/mosarpi/?hl=en
[7] Beth Nguyen, “Preserving Vietnamese Tradition in Silicon Valley,” Eater, 2016, https://www.eater.com/a/mofad-city-guides/san-jose-vietnamese-history
[8] frase originale: “Ethnic enclaves tend to grow around restaurants, groceries, and entrepreneurs, all looking for ways to fulfill cravings and provide reminders of home.”
foto ©Susan La