
29.12.2025
Uno spazio di dialogo e autenticità: dentro il podcast "Voci al femminile" dell’associazione An-Nisa
“Noi donne abbiamo storie, vite e competenze che meritano di emergere”.
A metà novembre ho avuto l’opportunità di intervistare Medina Hassani, tra le fondatrici dell’Associazione An-Nisa e del podcast Voci al femminile. Il podcast nasce da un bisogno preciso: creare uno spazio in cui le donne possano raccontarsi nella loro complessità. Durante l'incontro, Medina ha parlato di autenticità, di dialogo e del valore della condivisione.
Da un bisogno di voce nasce Voci al femminile
Buongiorno Medina, puoi presentarti e raccontarci da dove nasce il podcast Voci al femminile?
Mi chiamo Medina Hassani, sono mamma di tre bambini e assistente sociale. Lavoro per una fondazione ticinese che si occupa di persone anziane e sono membro dell’associazione An-Nisa e del podcast Voci al femminile.
Insieme a Rasima, Alia, Maria e Greta, abbiamo fondato prima il podcast, l’associazione è nata dopo. Il podcast vuole essere uno strumento che permetta a donne di ogni provenienza culturale e religiosa di esprimersi e valorizzare la propria voce.
Questa iniziativa nasce anche da un mio vissuto personale come donna, madre e musulmana che indossa il velo: non volevo essere rinchiusa negli stereotipi e nei pregiudizi che si incontrano ovunque. “Poverina, si è messa il velo, deve stare a casa, non parla neanche una parola d’italiano”, oppure “guarda quanti figli che ha, quella poverina”: questo è il primo stereotipo che desidero trasformare in dialogo.
E nasce anche da un’altra constatazione: noi donne, qui in Ticino, abbiamo spesso poca voce e poco spazio, e veniamo confinate in altri stereotipi. La figura della donna esclusivamente dedita alla casa è certamente meno diffusa rispetto al passato, ma persiste; allo stesso tempo, la donna che lavora dev’essere flessibile. Ma come si può essere donna, madre e lavorare al 100%, quando ovunque viene richiesto di dare il massimo? È una condizione insostenibile. Anche per questo sentiamo il bisogno di far arrivare questa realtà ai livelli decisionali più alti.
Quali sono gli scopi del podcast e da dove nascono le storie che portate nelle puntate?
Uno dei nostri obiettivi principali è dare maggiore valore alla forza femminile. Perché noi donne abbiamo storie, vite e competenze che meritano di emergere. Con il podcast desideriamo portare alla luce queste esperienze e condividerle. Sono voci femminili che raccontano la realtà: noi donne facciamo parte di questa società e ci piace pensare, perché lo sentiamo profondamente, di esserne uno dei suoi pilastri.
Io mi occupo di organizzare i temi: la scelta delle tematiche, delle ospiti da intervistare, con o senza titoli professionali, offrendo loro lo spazio per raccontare le proprie esperienze. Ma è anche un lavoro condiviso: ognuna di noi ascolta attentamente quello che accade intorno a noi e, ciascuna dal proprio ruolo nella società, propone temi che sono sentiti e condivisi.
Quali temi trattate e cosa vi guida nella scelta?
Affrontiamo temi diversi con una prospettiva ampia. Abbiamo parlato, ad esempio, di ecologia con la designer Hatice Sagdic, riflettendo sull’impatto nascosto del consumismo nella moda e su quanto siamo condizionati quando acquistiamo un capo. È stato un vero risveglio di coscienze, capace di stimolare una riflessione profonda.
Altri temi centrali riguardano la salute, sia fisica che emotiva, e i percorsi di vita che si intrecciano con aspetti culturali. Questi racconti permettono di creare ponti e possono avere un impatto concreto sulla vita quotidiana di chi ascolta. Ascoltare la storia di una persona che ha attraversato esperienze particolari può diventare uno strumento di crescita personale: aiuta a far proprie certe riflessioni, a trarne forza e a usarle come stimolo per raggiungere obiettivi simili, o semplicemente per trovare l’energia per andare avanti. Allo stesso tempo, per chi racconta, condividere una storia, un tema o una condizione può aiutare a trovare un perché.
Nella scelta dei temi diamo grande importanza all’autenticità. Gli argomenti potenzialmente interessanti sono moltissimi: noi scegliamo di concentrarci su quelli che hanno un significato profondo, sia per la persona che racconta, sia per chi ascolta. L’obiettivo è che ascoltatori e ascoltatrici possano riconoscerci, riflettere e, soprattutto, trasformare queste storie in spunti concreti per il proprio quotidiano, arrivando anche ad agire e a fare scelte consapevoli.
Ripensando alle storie ascoltate nei vostri episodi, emerge una forte volontà di condivisione. A volte affiora anche il fatto che siete donne musulmane con il velo: che posto ha, per voi, questo aspetto nel podcast Voci al femminile?
Vorrei precisare una cosa: noi ci presentiamo dapprima come donne, e poi come donne musulmane. L’essere musulmane è uno dei tanti fattori che compongono la nostra esistenza. Non è qualcosa che vogliamo promuovere: è semplicemente parte della nostra realtà. Per noi è importante dire: “noi esistiamo, ci siamo, siamo qui e siamo così”, e con ciò intendiamo che siamo parte della società.
Il velo è parte di noi, ma nel podcast non c’è un momento o una puntata in cui si possa dire che “l’Islam” sia il tema: il focus siamo noi donne, con le nostre origini culturali, spirituali e religiose. Naturalmente, come conduttrici, organizzatrici e fondatrici siamo donne musulmane, quindi la nostra fede fa parte di noi. Questo si riflette nel nostro approccio al dialogo: nel modo in cui parliamo, nella sensibilità con cui ascoltiamo e nell’affrontare certi temi con delicatezza e cura.
Costruire ponti
Prima parlavi di stereotipi. È una tua esperienza o è una consapevolezza condivisa?
È piuttosto una constatazione della realtà: il velo può suscitare, e in alcuni casi suscita, distanza e incomprensione. Proprio per questo la nostra scelta è cogliere questa realtà come un’opportunità per aprire un dialogo. Un dialogo capace di costruire ponti, come amano dire Rasima, Maria e Alia. Fare in modo di creare dialogo e di dare voce al femminile, cioè alle storie e alle esperienze delle donne, e farle diventare un’occasione di crescita condivisa, per tutti e tutte.
In che modo dedicate attenzione, nei vostri contenuti, al dialogo interculturale e interreligioso?
È il focus centrale. Come Associazione An-Nisa, vogliamo promuovere la partecipazione valorizzando ogni voce e riconoscendo la diversità culturale come una risorsa fondamentale. Stiamo organizzando, ad esempio, un evento sul dialogo interculturale, su un tema comune che ci permette di incontrarci, che si terrà l’8 marzo. Sarà un momento speciale, un’occasione per costruire ponti e aprire spazi di dialogo e comunicazione. Per noi, il dialogo interculturale e la creazione di connessioni tra culture diverse è fondamentale.
Uno spazio costruito con cura
Concludendo questa prima conversazione con Medina Hassani, mi rendo conto che Voci al femminile non è soltanto l’idea di un podcast, ma uno spazio costruito con cura in cui ascoltarsi e riflettere insieme. In un tempo in cui le differenze possono diventare facilmente incomprensioni, questo progetto sceglie di partire dalle storie e dall’ascolto per costruire ponti.
Instagram: @associazione.annisa
Ascoltare i primi episodi: www.youtube.com/@VociFemminile
Ascoltare i nuovi episodi su Radio Gwen: www.radiogwen.ch/trans/vocialfemminile.php